L’ottimismo di Bush e Bernanke non fa sconti alle banche

Se c’è una cosa di cui George W. Bush non difetta è l’ottimismo. Non ne avesse avuto, probabilmente non sarebbe arrivato a pochi mesi dalla conclusione del suo secondo mandato alla Casa Bianca. Quando il presidente americano ha preso la parola, ieri mattina all’Economic Club di New York, per dire che “siamo in un momento difficile, ma l’economia riprenderà quota”, erano passate poco più di due ore da quando il presidente e Ceo di Bear Stearns, Alan Schwarz, aveva annunciato la “profonda crisi di liquidità” attraversata dal suo istituto. La banca, una boutique del credito con 85 anni di storia alle spalle, era da giorni al centro di voci su presunte difficoltà che hanno trovato conferma nella richiesta di aiuto che Schwarz ha avanzato a JP Morgan e alla Fed per uscire dalla crisi. Il fondo di investimenti e la Banca centrale americana non si sono tirati indietro, e hanno garantito all’investment bank newyorchese un prestito senza garanzie a 28 giorni. Una misura che, come ha sottolineato il numero uno di Bear Stearns, “potrebbe non essere sufficiente a superare la crisi”.
13 MAR 08
Ultimo aggiornamento: 06:52 | 11 AGO 20
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Washington. Se c’è una cosa di cui George W. Bush non difetta è l’ottimismo. Non ne avesse avuto, probabilmente non sarebbe arrivato a pochi mesi dalla conclusione del suo secondo mandato alla Casa Bianca. Quando il presidente americano ha preso la parola, ieri mattina all’Economic Club di New York, per dire che “siamo in un momento difficile, ma l’economia riprenderà quota”, erano passate poco più di due ore da quando il presidente e Ceo di Bear Stearns, Alan Schwarz, aveva annunciato la “profonda crisi di liquidità” attraversata dal suo istituto. La banca, una boutique del credito con 85 anni di storia alle spalle, era da giorni al centro di voci su presunte difficoltà che hanno trovato conferma nella richiesta di aiuto che Schwarz ha avanzato a JP Morgan e alla Fed per uscire dalla crisi. Il fondo di investimenti e la Banca centrale americana non si sono tirati indietro, e hanno garantito all’investment bank newyorchese un prestito senza garanzie a 28 giorni. Una misura che, come ha sottolineato il numero uno di Bear Stearns, “potrebbe non essere sufficiente a superare la crisi”.
La notizia ha mandato in fibrillazione gli operatori finanziari. A Wall Street il titolo di Bear Stearns è precipitato, lasciando sul terreno circa il 50 per cento del suo valore. Il dollaro ha perso ulteriormente terreno nei confronti dell’euro, tanto che ieri a metà giornata la valuta europea era scambiata con quella statunitense alla quotazione record di 1,5682 dollari. Ma è stato l’intero settore bancario a soffrire a causa della crisi di solvibilità di Bear Stearns. Da Citigroup a Barclays, da JP Morgan a Bnp Paribas, non c’è istituto di rilievo globale che non abbia registrato perdite tra il due e il cinque per cento del proprio valore. Allo stesso modo, le contrattazioni sulle principali piazze finanziarie hanno subito flessioni generalizzate.
A prima vista, in una giornata così l’ottimismo di Bush è apparso come una nota stonata. In realtà, il presidente americano ha basato la sua analisi su due fattori: sul fatto che “i fondamentali dell’economia statunitense sono solidi” e sulla “fiducia nella capacità della Federal Reserve e del Tesoro, che adotteranno tutte le misure necessarie per fornire maggiore liquidità ai mercati”, come dimostrato con il piano di stimoli varato in accordo con il Congresso. L’analisi di Bush è condivisa anche dal segretario al Tesoro, Henry Paulson, che si è detto certo di “riuscire a minimizzare” i contraccolpi della crisi di Bear Stearns. Che lo dica un ex Ceo di Goldman Sachs, al di là della retorica di governo, è un segnale incoraggiante. Sugli scenari futuri, Bush è partito da una certezza: che “il governatore della Fed, Ben Bernanke, sta lavorando benissimo”. Confidando nella ripresa della valuta americana (“credo in un dollaro forte”), il presidente degli Stati Uniti ha ribadito la sua fiducia nei meccanismi del mercato, mettendo in guardia da “interventi governativi troppo invasivi che potrebbero peggiorare la situazione”. E’ la sua idea sui mutui: Bush ha colto infatti l’occasione per ricordare la sua contrarietà alle ipotesi di acquisto – da parte dello stato federale o delle amministrazioni locali – delle abitazioni rimaste vuote o pignorate a seguito dell’esplosione del caso subprime. “Finiremmo per aiutare soltanto i creditori e non i cittadini americani che si trovano in difficoltà”, ha ammonito. Una linea condivisa da Bernanke che, parlando a Washington qualche ora più tardi, è tornato sulla necessità di “intervenire a favore delle famiglie per scongiurare pignoramenti evitabili”. Il governatore della Fed ha poi messo in evidenza “la gestione irresponsabile del credito negli ultimi anni”.